Il Pd a Napoli non è mai nato

Toh, guarda un po’ chi si rivede? Il PD a Napoli! Finalmente, verrebbe da dire.
Ma qualche dubbio persiste, in primis, ma è stato Vincenzo De Luca o il PD a riempire un teatro in un afoso pomeriggio di luglio?
Bella domanda.
Sì, perché la kermesse ha visto come protagonista assoluto De Luca che, dal giorno della sua elezione, si era esclusivamente dedicato alle istituzioni. Nel frattempo, però, il partito napoletano è crollato sotto i colpi del “pulcinellismo” in salsa arancione, raggiungendo un misero 11% alle comunali dell’anno scorso.
Per l’incontro di Fuorigrotta c’è stato un “tam tam” alla vecchia maniera, mescolato sapientemente alle nuove forme di comunicazione. Dalla telefonata al segretario di sezione fino all’sms al dirigente provinciale, dal giro di locandine su Whatsapp fino alla ormai fondamentale campagna sui social media. Ed ecco che così, nonostante la voglia di mare, il Partito democratico prova a rilanciare la sua azione politica sulla città di Napoli.
Al Teatro Piccolo De Luca ha messo il cappello dell’uomo di partito, rispolverando un po’ i vecchi cavalli di battaglia. “Non voglio organizzare nessuna corrente”, ha detto, “sono contro le correnti” ha ribadito, perché un partito – sostiene De Luca – per definizione deve essere una comunità e non può essere una confederazioni di correnti.
Come non essere d’accordo, e – citando “La Haine” di Kassovitz – viene da dire “fino a qui tutto bene”, ma si potrebbe precisare che “l’importante non è la caduta, ma l’atterraggio”.
L’aver riportato finalmente dirigenti e militanti a rivedersi, dopo tanto tempo, della situazione del partito in città è un buon segnale, ma che sia riuscito a farlo De Luca in vista del congresso provinciale fa riflettere sulla fragilità stessa del PD napoletano.
In queste settimane la macchina organizzativa del PD nazionale ha dato le scadenze dei congressi locali, e a Napoli si è iniziata a vedere qualche timida mobilitazione. Con la discesa in campo di De Luca iniziano così a farsi vedere i primi giocatori e iniziano a formarsi le squadre. Lo scopo del Presidente è chiaramente quello di contribuire ed incidere sul congresso napoletano, che sotto il profilo elettorale vale tantissimo per una sua rielezione a governatore.
Ciò che sfugge a De Luca però è un fatto semplice, il Partito Democratico a Napoli non è che sia morto, come in molti sostengono, il problema è che il PD a Napoli non è mai realmente nato. Quello che abbiamo visto in questi anni è stata solo una riedizione di vecchi scontri tra Margherita e DS, il tutto ulteriormente amplificato da lotte intestine e rancori personali.
Il ruolo che dovrebbe svolgere chi ha intenzione di aiutare il partito a Napoli non è quello di riaggregare o riscostruire, ma quello del fondatore, che ponga le basi per un partito ex novo, che guardi realmente ad una nuova classe dirigente, in poche e semplici parole, far nascere per davvero il Partito democratico a Napoli.
Bene dunque gli incontri, ottimo che il partito sia presente in città, ma chiunque si proponga di dare una mano dovrebbe farlo senza i soliti cliché retorici, magari condannando le correnti, mettendo al bando il “tesserificio”, per poi farsi passare sotto al naso gli stessi vizi e le stesse anomalie che hanno fatto sì che il PD a Napoli non abbia mai visto realmente la luce.

 

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