In questi giorni è circolato molto in Rete l’articolo di Francesca Borri “Woman’s work” (che potete leggere qui, mentre qui la traduzione) e ne ho discusso con molte persone. Tra tutti c’è stato Fabio Mangiafico, sindacalista Fiom, che in un giro di email si poneva e poneva qualche interrogativo all’autrice. Lo pubblico integralmente. Ovviamente ne condivido in parte i contenuti e le perplessità.

. ALESSIO ROMENZI

L’ho letto anche io, con una crescente sensazione di fastidio.Prima di tutto, non ho capito di cosa parli. Del disagio di una giovane precaria? Dell’orrore della guerra? Della lontananza da casa? Di una amica un po’ stronza che ti chiede la tessera della sauna mentre ti sparano addosso? Degli articoli sottopagati, dei Radiohead, di quanti sono stronzi e superficiali gli editor?
In realtà, parla di tutte queste cose insieme, e di altre ancora.
Per esempio, scrivi cose così:

La sera stessa sono tornata nella base dei ribelli che mi ospita, nel bel mezzo dell’inferno che è Aleppo, e tra la polvere e la fame e la paura, speravo di trovare un amico, una parola gentile, un abbraccio. Invece mi aspettava soltanto l’ennesima mail da Clara, che sta trascorrendo le vacanze a casa mia in Italia. Mi aveva già mandato otto messaggi con il titolo “Urgente!”. Oggi non riesce a trovare la mia tessera per la sauna, così da andarci gratis”.

Oppure così:

La verità è che sono finita in Siria dopo aver visto le fotografie di Alessio Romenzi su Time, il quale era riuscito a raggiungere Homs seguendo le condutture dell’acqua, quando nessuno aveva la più pallida idea di dove fosse Homs. Guardavo le sue istantanee al suono dei Radiohead.

Per capirsi, non è tanto la piega estetizzante del riferimento alla colonna sonora. Non è nemmeno la manifestazione delle personali emozioni e fragilità.
È che è tutto sullo stesso piano. I radiohead, i morti, la guerra, la sauna.
Poi, ci sono le perle, come questa:

Per quel che vale, la mia gioventù è finita quando ho visto schizzarmi addosso pezzi di cervello di gente uccisa in Bosnia, avevo 23 anni.

Allora Francesca Borri, capiamoci.
Hai 33 anni. Ne avevi 23 nel 2003, quando la tua giovinezza è finita e tutto il resto. Ora, dicci, cosa succedeva in Bosnia nel 2003? C’era una guerra? Quale? Sarebbe bello saperlo.

(Mi permetto di aggiungere, in Syria sei stata ferita? Cosa è successo esattamente? Come mai nessuno ne ha parlato?)

Infine, c’è quello che è forse il tema centrale dell’articolo (almeno credo, come scrivevo sopra non sono certo di aver capito di cosa parla). Il rapporto con gli “editor”.
Francesca su questo scrive cose così:

Ma per gli editor non fa differenza se scrivi da Aleppo o da Gaza o da Roma. Tanto ti pagano la stessa cifra: 70 dollari. Anche in Siria….. Per esempio, solo dormire in questa base dei ribelli, sotto il fuoco dei mortai, con un materasso sul pavimento e l’acqua infettata da cui mi sono presa il tifo, costa 50 dollari a notte; 250 dollari al giorno per una macchina…..Non soltanto non puoi permetterti alcun tipo di assicurazione……..ma neppure un aiutante o un traduttore sul campo. Ti trovi completamente sola nell’ignoto…….sanno bene che con 70 dollari a pezzo sei costretta a risparmiare su tutto….. Però ti comprano lo stesso l’articolo, pur se non si sognerebbero mai di comprare un pallone di calco della Nike fatto a mano da un bambino pakistano.

(Cosa intendi per editor? Redattore? Caporedattore?) Allora, anche qui, proviamo a capirci. Stai lavorando gratis? Sembrerebbe di sì, anzi è proprio così, io ci credo. Come ti mantieni in Siria? Hai 33 anni, hai tre lauree, hai scritto due libri.
Scrivi che:

La verità è che l’unico lavoro che oggi mi sia capitato è quello di trovarmi in Siria, dove non vuole andarci nessuno.

E dove ti mantieni da sola. Evidentemente hai la possibilità di farlo. È per questo che accetti 70 dollari a pezzo. E, come ti hanno scritto in diversi commenti, distruggi il mercato. Se non potessi mantenerti da sola, torneresti a casa. Ora, rispetto alla concorrenza feroce che lamenti, hai mai pensato di esserne parte integrante? E di essere lì tu, e non qualcun altro, perchè sei abbastanza ricca da potertelo permettere?

 

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